Ode a Mary Quant

AutoreEnricoenricocer@libero.it.
Titolo: Ode a Mary Quant.

Un monumento a Mary Quant
in una piazza di La Paz
un ritratto al Prado
da sistemare vicino ai Goya.
Una scia di giorni
da trasformare in passi
a Santa Cruz de la Sierra
nella notte desaparecida
la ragazza del college, “Yesterday”,
attraversa la strada, “Oh Mary Quant
quanta libertà nel sogno hawaiano
nel duro prezzo del sole oceanico;
oh Mary Quant, sapessi comporti un’ode
senza sarcasmi nè‚ barbarismi”.
Una barca che solca le Ande, l’Andalusia,
l’andirivieni degli scioperati,
gli altipiani africani.
Oh Mary Quant, ondeggiano nella sera
nella notte le tue creature
barche-nature, stive gonfie di calore
su trampoli attraversano maldestre il deserto.
Ma dalla Tour Eiffel…
oh Mary Quant, dalla Tour Eiffel
si lanciano i rapaci notturni
pronti a ghermire a predare
per ritornare nel nulla
a contare i petali della Sierra.
Quanti tappeti neri nel cemento bruciato
delle tue bestemmie
nelle imprecazioni degli sguatteri di cucina
nel “Policia” gridato
tra alberi e opossum.
Un monumento a Mary Quant
in ogni via di Rio,
un santuario a Pau, uno a Timbuctù,
un’altro ancora a Khartoum, a Teheran, a Sarajevo.
Languide ombre serali su Parigi,
non brucia la Rive gauche,
le Nereidi offuscano la Senna,
Sartre bofonchia non so che concetto
davanti ad un beaujolais troppo freddo,
le gar‡on attend le pourboire.
Le cantilene serali di Montmartre
si sciolgono e si disperdono come cani.
Un monumento a Mary Quant
nel sole domestico
nella litania delle vie.
Si respira male a La Paz ed è freddo,
caro don Hugo,
ma, Chato Paredo combatte ancora?

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